I SOGNI, IL NONPROFIT E L’ACCOGLIENZA
Intervista a Fabiana Musicco

La squadra di relatori che formiamo ad ogni edizione del festival è composta da grandi speaker provenienti generalmente dal mondo nonprofit e in alcuni casi "presi in prestito" anche da quello profit. Si tratta di persone fuori dall’ordinario, ribelli e in grado di ispirare non solo grazie alla propria esperienza, ma anche per via di quel qualcosa di indefinibile che li rende diversi e speciali. Sappiamo bene, del resto, che una persona non è solo un professionista e si definisce da tanti aspetti extra-lavorativi o, nel caso nostro, extra-fundraising.

Fabiana Musicco è la fondatrice e direttrice di Refugees Welcome e sarà tra i relatori del Festival del Fundraising & Nonprofit. Le abbiamo fatto qualche domanda per approfondire ciò di cui parlerà, ma anche per conoscerla meglio come persona.

Qual è il sogno nel cassetto che ancora non hai realizzato?

"Mamma, tu hai sempre un miraggio pronto” è una frase che mi ha detto mia figlia quando aveva 5 anni. Non so ancora quale sia il mio sogno nel cassetto da realizzare, perché la verità è che germogliano dentro di me sogni nuovi quasi ogni giorno, mentre cerco di realizzare quelli a cui ho dato già una forma.

Di certo, vorrei contribuire a facilitare il rimescolarsi di risorse e vulnerabilità di persone che, da sole, fanno fatica a incontrarsi.

 

Una frase, una canzone o una citazione che più ti rappresenta?

Ciascuno cresce solo se sognato, di Danilo Dolci.

 

Una parola assolutamente da abolire dal “dizionario” del nonprofit, e perché?

“Abbiamo sempre fatto cosi”: lo so, non è una parola ma una frase. Ma va abolita, è nemica della possibilità di pensare diversamente, di guardare alle cose da un diverso punto di vista, di ammettere di aver sbagliato e di concepire che si può cambiare paradigma e vedere realizzarsi le trasformazioni che si auspicavano!

 

Chi ti ha ispirato nella tua carriera?

In molti incontri e a volte anche solo in una conversazione traggo ispirazione continua… ma ci sono alcune persone che sono state decisive e mi piace ricordarle. Ne ricordo una per tutte, ed è Cesare Moreno, Presidente dei Maestri di Strada, che lavora da tantissimi anni per contrastare e prevenire la dispersione scolastica. Cesare mi ha ispirato moltissimo con le potenzialità del pensiero riflessivo, da utilizzare nel lavoro nei contesti più complessi, in cui il “fare” sembra non bastare mai, perché tutto appare una goccia nel mare. L’approccio riflessivo riesce a restituire un senso anche all’assurdo: e solo concependo l’assurdo possiamo provare a cambiarlo.

 

In cosa si differenzia il modello promosso da Refugees Welcome rispetto al resto? Perché funziona?

Refugees Welcome propone una mobilitazione della cittadinanza attiva e una proattività della persona migrante: attraverso le famiglie che aprono la porta di casa, i facilitatori che accompagnano queste convivenze, i rifugiati che entrano in una dimensione intima e privata, tutti sono chiamati a mettersi in gioco, ad andare verso l’altro, a riconoscere un senso di umanità. La semplicità dell’accoglienza in famiglia è rivoluzionaria, perché conoscendosi da vicino, le persone smontano pregiudizi e paure, e lo stesso accade nelle comunità di riferimento dove tutto questo avviene.

 

Immigrazione e integrazione: quali sono le nuove frontiere? Quali le nuove opportunità da sfruttare? Quali le possibili soluzioni?

Più che altro, sarebbe importante che nel nostro Paese si iniziasse a pensare a un progetto di inclusione e di coesione sociale di lungo periodo e multidisciplinare, articolato e che coinvolga tutti gli attori delle istituzioni, della società civile e del privato sociale. Bisognerebbe ripensare anche il diritto dell’immigrazione e la normativa che rende impossibili ingressi legali nel nostro paese, di fatto promuovendo il ricorso alla richiesta di asilo e di protezione per tutti. Cosa vuol dire scappare dalla povertà o dalla guerra? L’essere umano si è sempre spostato. Forse la prima cosa da fare è studiare la storia, almeno degli ultimi 100 anni, per scoprire cose che sorprenderanno i più.

 

Cosa devono fare le nonprofit per promuovere un punto di vista differente sul tema dell’integrazione?

Beh, le organizzazioni nonprofit innanzi tutto devono riuscire a coinvolgere i migliori comunicatori e creativi che ci siano! Meglio se non sono addetti ai lavori nel terzo settore: bisogna cambiare linguaggi e toni, immagini e slogan. Poi possono imparare a raccontare di più e meglio le storie straordinarie che ogni giorno si verificano. Ma il sistema dei media deve accogliere queste storie e indirizzarle al grande pubblico. Inoltre, certamente devono fare rete, unirsi, veicolare messaggi in modo meno autoreferenziale e più teso a ottenere un obiettivo comune, lasciando da parte l’obiettivo specifico di ciascuna. Le organizzazioni devono accettare la sfida dell’innovazione sociale, devono lasciare la loro comfort zone e avere il coraggio di perdere l’equilibrio individuale per trovarne uno collettivo.


Incontreremo Fabiana di persona al Festival del Fundraising, in cui sarà relatrice Inspirational e porterà la propria esperienza come esempio di promozione e integrazione. Noi non vediamo l’ora di ascoltarla a maggio e la ringraziamo per le risposte che ci ha dato.

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